La tradizione dei “pici”: un patrimonio toscano da riscoprire

tuscany food excellence blog journal by Retailtrend.it (25 aprile 2026) – In un’epoca in cui la globalizzazione alimentare rischia di appiattire le tradizioni culinarie locali, la Toscana si distingue per la sua capacità di custodire e valorizzare il proprio patrimonio gastronomico. Un esempio emblematico di questa dedizione è rappresentato dai pici, una pasta lunga tipica delle province di Siena e Grosseto, che racconta storie di convivialità, radici culturali e saperi tramandati di generazione in generazione.

Questa celebrazione della tradizione toscana è al centro del libro “Voglia di Pici”, scritto da Marco Ginanneschi, accademico dei Georgofili ed esperto di prodotti agroalimentari, e Roberta Perugini, libraia e promotrice della cucina regionale. Il volume, edito da I libri di Mompracem, è stato presentato ieri a Firenze, nella prestigiosa cornice di Palazzo Strozzi Sacrati, alla presenza degli autori, del direttore del Gabinetto scientifico letterario Vieusseux Michele Rossi e della giornalista Simona Bellocci.

Un simbolo della cucina toscana

I pici, con la loro forma semplice e il sapore autentico, sono un emblema della cucina povera ma ingegnosa che caratterizza la Toscana. Realizzati a mano con un impasto di acqua e farina, i pici rappresentano l’essenza della tradizione contadina. Come ha sottolineato Ginanneschi durante la presentazione del libro, “nell’Ottocento la farina bianca era un lusso e l’uovo un super lusso. I pici erano il cibo ricco dei poveri, un piatto che si adattava alle risorse disponibili e che, nonostante la sua semplicità, era capace di trasformarsi in una prelibatezza per le occasioni speciali”.

Eppure, questa pasta non è solo un alimento: è un gesto, un rito. “La preparazione dei pici – ha spiegato Roberta Perugini – è un atto comunitario che purtroppo si è perso nella nostra quotidianità. La stesura della pasta e la sua filatura sono gesti semplici che chiunque può imparare a fare, trasformandoli in un’esperienza creativa e condivisa”.

Un patrimonio da valorizzare

Nel corso dell’evento, il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha sottolineato l’importanza di preservare e promuovere le tradizioni culinarie locali. “Dedicare attenzione al modo toscano di preparare i nostri prodotti agroalimentari – ha dichiarato – significa valorizzare le nostre radici culturali e proiettarle nella modernità. I pici sono un esempio perfetto di come un piatto semplice possa diventare simbolo di una terra e del suo modo di vivere”.

La Toscana vanta ben 468 prodotti agroalimentari tradizionali registrati, rendendola la terza regione italiana per numero di specialità riconosciute. Tuttavia, secondo Ginanneschi, solo il 18% dei toscani consuma regolarmente prodotti regionali. “Se riuscissimo a portare questi alimenti nelle nostre cucine quotidiane – ha affermato l’accademico – potremmo arrivare a consumare fino al 50% di cibo toscano nei nostri pasti”.

Un viaggio tra storia e identità

Il libro non si limita a proporre dodici ricette dedicate ai pici, ma si addentra anche nella loro storia e nel loro significato culturale. Michele Rossi ha citato il lavoro dello storico dell’alimentazione Massimo Montanari per sottolineare come l’identità culinaria non sia un’eredità immutabile, ma il risultato di un dialogo continuo tra culture e tradizioni. “La pasta stessa – ha ricordato Rossi – non era originariamente italiana, così come il pomodoro e il peperoncino. La nostra identità alimentare si è costruita nel tempo attraverso scambi e contaminazioni”.

In questo senso, “Voglia di Pici” rappresenta un prezioso contributo alla riscoperta delle radici culinarie toscane, offrendo al contempo una riflessione sul valore della tradizione in un mondo sempre più globalizzato.

Oltre il libro: un invito all’azione

Ma la celebrazione delle tradizioni culinarie non può fermarsi alle parole scritte o agli eventi culturali. Come ha concluso Ginanneschi, “i prodotti agroalimentari si salvano se ritornano nelle nostre cucine e nelle nostre diete. Parlarne è importante, ma diventa davvero utile solo se li riportiamo nella nostra alimentazione quotidiana”.

E allora, perché non accogliere l’invito degli autori? Preparare i pici in casa non è solo un modo per riscoprire un piatto della tradizione toscana; è anche un’opportunità per riappropriarci del tempo e del piacere della convivialità. Dalla stesura dell’impasto alla condivisione del pasto a tavola, i pici ci ricordano che il cibo non è solo nutrimento per il corpo, ma anche per l’anima.

In un mondo che corre sempre più veloce, fermarsi per fare i pici può diventare un atto rivoluzionario: un modo per riconnettersi con le proprie radici, con gli altri e con sé stessi. E allora, mani in pasta: la voglia di pici potrebbe essere il primo passo per riscoprire il sapore autentico della Toscana.